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Proposta: il bilancio partecipativo PDF Stampa E-mail
Scritto da Guido   
Domenica 24 Febbraio 2008 23:06
Così vicini, eppure così lontani!

Esistono delle realtà, delle iniziative, delle opportunità che si riescono ad apprezzare solo se si condividono con la gente. La “gente” siamo noi. Siamo noi che non avendo il tempo per curare gli interessi della collettività, “deleghiamo” affinché ciò venga fatto. Chi si dedica all’amministrazione del proprio paese è sicuramente da ammirare per lo spirito e la dedizione che profonde nello svolgimento del proprio mandato.
Ma la gente quando vede che chi ha amministrato non è stato capace di rappresentare adeguatamente le proprie aspettative, allora inizia a riflettere.
Dalla riflessione e dal buon senso è nata la nostra Associazione, che ha come obiettivo principale rimettere al centro di ogni attività, “la gente” e i suoi bisogni.
Quanto segue è una delle vie percorribili per rendere il cittadino partecipe ed artefice dello sviluppo della propria città.
E’ un contributo per riflettere e probabilmente un esempio da seguire.

Cosa è il Bilancio partecipativo

IL BILANCIO PARTECIPATIVO
Il processo di Bilancio Partecipativo sperimentato da 16 anni nella città brasiliana di Porto Alegre (e ormai in altre 200 città brasiliane e di altri Paesi del mondo tra cui circa 50 casi europei) inizia ad essere noto anche in Italia, tanto che dal giugno 2001 - su stimolo del dibattito suscitato dai 4 Forum Sociali Mondiali, dai 4 Forum delle Autorità Locali per l'Inclusione Sociale, dalle Best Practices ONU e dal programma euro-latinoamericano URB-AL - si contano già una decina di città in Italia che ne stanno tentando un'emulazione critica, ovviamente adattandone la filosofia generale e i fondamentali principi ispiratori ai nostri molteplici e differenti contesti sociopolitici, economici e culturali (le più avanti in questa capacità di 'creazione' autoctona sono Grottammare, Pieve Emanuele e il Municipio XI di Roma).

COSA È IL BILANCIO PARTECIPATIVO?
In termini generali, il Bilancio Partecipativo potrebbe essere definito come un processo decisionale che consiste in un'apertura della macchina statale alla partecipazione diretta ed effettiva della popolazione nell'assunzione di decisioni sugli obiettivi e la distribuzione degli investimenti pubblici. Si caratterizza come processo partecipativo di discussione sulle proposte di Bilancio (Circoscrizionale, Municipale, Provinciale, Regionale, ma - al limite - anche di impresa, ecc.) che si snoda durante tutto l'anno fino a disegnare una proposta articolata di Bilancio per ogni anno di gestione successiva, sulla base delle richieste della cittadinanza. Per lo più, esso può immaginarsi come un processo di perfezionamento per gradi dei documenti di Bilancio (e in particolar modo dei Piani degli Investimento in Opere e Servizi) discusso e partecipato dagli abitanti del territorio di riferimento del processo stesso, e caratterizzato da una rigida temporalizzazione fissata per il compimento delle scelte nelle sue diverse fasi di articolazione. Es.: un ciclo annuale di discussioni nel 2002 porta alla Proposta di Bilancio per il 2003, che deve essere poi ratificata entro dicembre ad es. dal Consiglio Comunale.

PERCHÉ PROPRIO IL BILANCIO?
Perché - occupandosi di distribuzione di risorse per lo più originate dalle tasse dei cittadini - ha al contempo un forte valore simbolico e pratico: gestisce denaro, e proprio su questo le amministrazioni accettano di 'aprire' parte del loro potere decisionale all'intervento diretto dei cittadini. Il Bilancio non è quindi l'unico settore dove sia proficuo mettere in campo processi di rinnovo della gestione in senso partecipativo, ma è certo un ambito 'strategico', percepito sovente dai cittadini come 'segnale forte' della reale volontà di cambiamento da parte delle istituzioni, e quinti diviene luogo potenziale di primaria importanza per la ricostruzione del rapporto tra cittadini e politica.

COME FUNZIONA IL BILANCIO PARTECIPATIVO?
Anche qui non esistono regole organizzative a priori. Gli stessi strumenti della discussione con i cittadini possono essere 'informali' (assemblee aperte, sondaggi, questionari distribuiti alle famiglie, piazze tematiche, ecc.) o più 'formali' (referendum cittadini o circoscrizionali, consulte e commissioni, ecc.).
Sarebbe sempre auspicabile che nell'ambito del Bilancio Partecipativo esistessero due percorsi principali e paralleli di discussione e decisione allargata:
a) momenti di discussione organizzati sulla base di una suddivisione della città per ambiti territoriali
b) momenti di discussione organizzati su base tematica, cioè sulla base di ambiti di dibattito a tema che coinvolgessero l'intero territorio di riferimento come un tutto integrato e complesso.

Questi ultimi ambiti sono necessari:
1) sia per coinvolgere nel dibattito cittadino segmenti di popolazione già organizzata su base associazionistica, sindacale o professionale
2) sia per discutere di temi 'strategici' su base cittadina (o regionale) e non microlocale
3) sia per recuperare alla discussione tematiche 'minoritarie' che potrebbero tendere ad essere automaticamente estromessi dalla distribuzione dei fondi decisa o suggerita dagli abitanti.

La cittadinanza può, del resto, tendere a concentrare il dibattito in maniera quasi monopolistica su alcuni temi, ed è pertanto importante che le amministrazioni svolgano un ruolo di 'riequilibrio' per calibrare e bilanciare tutti i settori dell'intervento sulla città, garantendo che siano almeno tutti esaminati in fase dibattimentale.
Sarebbe anche auspicabile che gli ambiti territoriali di suddivisione e decentramento individuati nei diversi territori esaminati non seguissero meramente confini amministrativi 'imposti dall'alto' ma si articolassero sulla base di fasi di libera discussione fra i cittadini incentrate sul riconoscimento identitario e sul senso di appartenenza degli abitanti di questa o di quella parte del territorio.

QUALI POTREBBERO ESSERE NOVITA' E RISULTATI MAGGIORI DEL BILANCIO PARTECIPATIVO?
Il Bilancio Partecipativo ha rimesso l'accento sul bilancio (a lungo caricato di un valore quasi 'politicamente neutro' e puramente tecnico, una mistificazione che celava il suo forte contenuto di 'luogo di scelta politica') come strumento di controllo dei cittadini sui propri eletti che deve farsi 'trasparente e intelligibile', e soprattutto ne ha recuperato visibilmente il contenuto politico di luogo in cui si tratta di decidere dei 'fini' del governo urbano, prima ancora che dell'ottimizzazione dei mezzi per il loro raggiungimento.
La discussione con i cittadini è 'effettiva' perché non si tratta di semplice consultazione. Si tratta, al contrario, di una reale apertura - ancorché promossa e sviluppata nella prassi dalle Giunte e non necessariamente codificate in legge - della macchina amministrativa al controllo dei cittadini e al loro coinvolgimento diretto nelle scelte maggiori che riguardano il loro territorio.
Il Bilancio Partecipativo offre il suo maggiore contributo nel prendere decisioni 'sugli obiettivi' delle politiche territoriali, proprio perché ciò che i cittadini decidono non sono solo le priorità tematiche di investimento e le singole opere da realizzare in tutta la città, ma quello che alla fine si costruisce collettivamente è proprio il concetto di 'bene comune' (o meglio: di 'beni comuni') per la propria città. È quindi un processo partecipativo che ha un forte valore decisionale di tipo 'strategico', non limitato a orientare le istituzioni su meri dettagli realizzativi o a costruire 'consenso' su scelte già pre-compiute.
La sperimentazione del Bilancio Partecipativo in varie realtà locali non solo ha mostrato importanti contenuti pedagogici e capacità di mobilitare le risorse costituite da una cittadinanza attiva ed impegnata nella co-gestione del territorio, ma - attraverso la ridemocratizzazione e la 'messa in trasparenza' del governo locale – ha anche facilitato le operazioni di 'accountability' e il raggiungimento di un'elevata 'efficienza gestionale' coniugata all'efficacia delle politiche intraprese attraverso la costruzione di scelte condivise.
Ha inoltre permesso spesso la costruzione di 'patti sociali' allargati alle componenti più deboli della cittadinanza e la crescita di consensi politici nel tempo per molte delle amministrazioni che hanno osato rischiare questa apertura al controllo e all'intervento diretto dei cittadini sul proprio operato. Inoltre, è stata spesso strumento di approvazione consensuale di scelte altrimenti difficili da compiere, se non supportate da una condivisione di difficoltà, attese, obiettivi e vantaggi prevedibili almeno nel medio e lungo termine.

L'esempio di Grottammare

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Se vogliamo veramente che gli Amministratori e le Istituzioni Locali siano al servizio del cittadino, bisogna implementare delle procedure concrete perché ciò avvenga.
L’esperienza qui illustrata può essere presa come base di partenza, sicuramente potrà essere migliorata, l’importante è che la gente percepisca che stà iniziando un cambiamento inarrestabile.

Guido De Angelis
 

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